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| Running | 1 | Checked 1 Nov 2026 | See all 39 ads → | ||
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Sales Cafe srl has 1 live LinkedIn ad. We recorded no Google ads on 8 Oct 2026.
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- LINKEDIN · IMAGESince 29 Oct 2026
Il tuo CRM sa più cose sulla tua azienda di quanto tu creda. Usando l'AI per fare le domande giuste, puoi scoprire come correggere la rotta del tuo go-to-market. Qualche mese fa abbiamo iniziato a usare Claude per fare l'audit tecnico dei portali HubSpot dei nostri clienti: proprietà inutilizzate, automazioni zombie, dati sporchi. Funziona benissimo. Ma la cosa più interessante è successa quando ho smesso di chiedergli "cosa è configurato male" e ho iniziato a chiedergli "cosa mi dice questo portale sul business del cliente?" Un portale HubSpot non è solo una configurazione tecnica: è il diario di bordo del go-to-market di un'azienda. E se sai leggere le coordinate, ti rivela tutto, anche la mappa del tesoro. Ecco come sto usando Claude per fare un assessment Go to Market, non solo tecnico: 1. Dalla pipeline alla strategia. Non "quanti deal sono aperti", ma "da dove arrivano i prospect che chiudono davvero (e da dove arriva solo rumore)", oppure "dove si bloccano i deal che non chiudono". Claude incrocia questi dati e ti dice se la falla è nella generazione dei lead oppure nella conversione. Sono due rotte opposte, e troppe aziende correggono quella sbagliata. 2. L'ICP reale vs quello sulle slide. Ogni azienda ha un profilo del cliente ideale dichiarato in tutte le presentazioni aziendali. Poi guardi i deal chiusi e scopri che il cliente reale è completamente diverso: un altro settore, un'altra dimensione, un altro decision maker. Claude incrocia i dati e fa emergere lo scarto tra ideale e reale. Meno slide, più tattiche che funzionano. 3. Il funnel come specchio dell'organizzazione. Tassi di conversione per owner, tempi di risposta, deal che si incagliano sempre nello stesso punto: non sono dati tecnici, sono segnali di qualcosa che non va. Claude li mette in fila e tu capisci dove intervenire, invece di andare a sentimento. 4. La mia parte preferita: passare all'azione. Non ti fermi alla fotografia di quello che non va. Chiedi a Claude di trasformare le evidenze in priorità: cosa sistemare questa settimana, cosa questo trimestre, cosa buttare direttamente nel cestino. Sento già il brusio: "e allora il consulente non serve più a nulla?" No. Lo strumento non sostituisce la testa pensante. Toglie ore di lavoro manuale, in modo da avere più tempo per decidere la strategia, invece che spulciare dati. Il CRM è come la mappa che può indicarti dove sta il baule con i dobloni d'oro, ma bisogna saper leggere le coordinate. Tu lo stai facendo?
- LINKEDIN · IMAGESince 29 Oct 2026
C'è chi quando legge un libro interessante sottolinea i passaggi a matita o fa le orecchie alle pagine. Io prendo le informazioni e ci creo sopra un Excel per calcolare come costruire un funnel di vendita e lo distribuisco a tutti perché se miglioriamo tutti, migliora il mondo in cui lavoriamo. Il libro è il best-seller "The Sales Acceleration Formula" di Mark Roberge, e il meccanismo alla base è puro reverse engineering. Parti dal fatturato che vuoi ottenere e vai a ritroso: quanti clienti ti servono, quante opportunità ti servono per generare quei clienti, quanti lead ti servono per generare quelle opportunità. Ogni passaggio usa i tassi di conversione reali tra una fase e l'altra. Ho preso le informazioni per creare un foglio Excel, dove ognuno può inserire i propri dati per creare il suo funnel di vendita. E qui c’è un punto chiave: il calcolo non si ferma al numero aggregato del team. Si fa fase per fase, venditore per venditore, per capire dove ognuno è più forte e dove c’è spazio per il miglioramento. Dire a un sales “fai un milione di euro” non è una strategia. Un venditore ha bisogno di sapere come arrivarci: quali priorità seguire, su quali canali investire tempo, in quale fase del suo funnel personale sta perdendo terreno. Scrivimi nei commenti e ti mando l’Excel se ti è utile
- LINKEDIN · IMAGESince 29 Oct 2026
Dieci anni fa il tuo miglior commerciale passava sei ore al giorno in macchina. Oggi se ne sta seduto dietro a un PC, e fa metà degli incontri in videocall, dalla sua scrivania. Molti founder si lamentano: "eh, ma non batte più il territorio come una volta". Io la vedo all'opposto. Prima, tu non sapevi nulla su come chiudeva le trattative. Avevi un report mensile, e il coaching, quando andava bene, era una chiacchierata in Autogrill. Il resto era fiducia e leggende metropolitane. Il venditore ti raccontava cosa si ricordava della riunione, e il ricordo è una cosa comoda da manipolare: il prezzo era sempre troppo alto, il cliente sempre indeciso, la colpa sempre altrove. Oggi, invece, per la prima volta nella storia della vendita, puoi davvero vedere cosa succede dentro una trattativa. Adesso quella call è registrata, agganciata al contatto nel CRM, riascoltabile (da te o dall’AI). Così, ti accorgi che il "no sul prezzo" in realtà era arrivato dopo che il venditore era andato in scontro diretto con il cliente alla prima esitazione. Questa roba nel report mensile non emerge mai. Nella call registrata sì. Il punto per chi guida l'azienda non è controllare di più. È che il talento smette di essere invisibile: puoi analizzare cosa funziona e cosa no, e trasformarlo in linee guida condivise per tutti. Meno chilometri, più visibilità. Il paradosso è che il venditore da scrivania è più “coachabile” di quello da autostrada, a patto che tu guardi davvero cosa succede, non solo il fatturato a fine mese. Pensa all'ultima trattativa importante che hai perso: hai la call da riascoltare o solo il racconto di com'è andata (e da cui emerge che sicuramente era colpa del cliente)?
- LINKEDIN · IMAGESince 29 Oct 2026
Il tuo miglior venditore e il tuo peggiore, questo trimestre, hanno fatto lo stesso fatturato. È una buona notizia? No. E soprattutto, non devi affiancarli allo stesso modo. Se lo fai, ne rovini uno dei due. Ora vi spiego meglio. Uno fa venti primi incontri e ne porta a casa pochi: il problema è a valle, in come gestisce la trattativa. L'altro chiude quasi sempre, ma di incontri ne fa tre: il problema è a monte, non riempie la pipeline. Stesso numero finale, due malattie diverse. Somministrare la stessa medicina li peggiora entrambi. Cercare di sistemare tutto in una volta, per tutti, non è coaching. È scaricare la propria ansia sul team. Il lavoro vero di chi guida il sales è guardare i numeri di ogni singolo venditore, individuare il problema, lavorarci su per tre settimane e poi passare al prossimo. E qui il CRM smette di essere "il posto dove i venditori odiano scrivere" e diventa lo strumento di coaching più onesto che hai. Perché ti mostra, per ogni persona, quanti contatti lavora davvero, in quale fase si fermano i deal, e lo scarto tra le attività fatte e i risultati ottenuti. Domanda: sai dirmi adesso qual è l'unica skill su cui far crescere il tuo miglior venditore nei prossimi trenta giorni? Se la risposta è "un po' tutto" il problema non è lui. Sei tu.
- LINKEDIN · IMAGESince 18 Sept 2026
Ripetiamolo insieme: un ERP non è un CRM. Scusatemi, ma a volte ci vuole: recentemente sono stato da un cliente che ha abbandonato una piattaforma di CRM, collegata con gli strumenti di marketing, a favore di un ERP. Da quel momento, i contatti vanno esportati e importati a mano tra i sistemi e il team marketing lavora con dati frammentati, su piattaforme che non si parlano. Il motivo è semplice: un ERP amministra i processi interni all'azienda, come produzione, magazzino, fatturazione, contabilità. Gestisce l'anagrafica clienti per motivi fiscali e logistici, non per costruire relazioni commerciali. Tracciare interazioni, segmentare lead, gestire una pipeline con stage e forecast, invece, sono compiti di un CRM, con logiche e strutture dati diverse. Se poi sei una PMI B2B che vende soluzioni customizzate, con cicli di vendita lunghi, diventa ancora più importante gestire bene la marketing automation e monitorare i lead lungo tutto il percorso. Prima di passare all’automazione, o di chiedere il supporto dell’intelligenza artificiale, è necessario mappare i processi e dotarsi degli strumenti giusti. L’AI è fantastica, ma da sola non basta. Vi è mai capitato di chiedere all'AI la soluzione di un problema che in realtà era ancora tutto da definire? P.S. provate a chiedere a Claude se riconosce che montagna è quella dietro di me nella foto
- LINKEDIN · IMAGESince 18 Sept 2026
E se le prime chiamate ai lead non le facesse una persona in carne ed ossa, ma un agente vocale? Risparmio di tempo alle stelle, o disastro incombente? Dipende da come è progettato l’agente. Quando un lead interagisce con un contenuto, il passo successivo è spesso una chiamata, per capire se il suo interesse è concreto. Oggi questa chiamata la fa una persona, con un notevole dispendio di tempo e di energie, perché non tutti i lead sono interessanti. Con un agente vocale AI, la fa un sistema addestrato a riconoscere il contesto e a portare avanti la conversazione fino alla qualificazione del lead. Nelle ultime settimane ho valutato diverse soluzioni per un progetto di automazione outbound per un nostro cliente. Perché l'agente vocale sia efficace deve essere ben addestrato su FAQ, documenti, contenuti del sito, tutto ciò che serve per parlare di un prodotto specifico. E deve essere curato in ogni dettaglio tecnico: dalla latenza (se la risposta arriva in ritardo la conversazione da utile diventa irritante) alle regole di routing per indirizzare le chiamate al commerciale giusto, fino all'integrazione con il CRM aziendale, dalle trascrizioni automatiche agli appuntamenti creati direttamente in calendario. Ma se è ben addestrato e ben integrato, a mio parere un agente vocale può essere un game-changer per potenziare l'attività di prospecting e far arrivare sulla scrivania del commerciale contatti in target e già profilati. Chi di voi ha già testato un agente vocale? Cosa ha funzionato e cosa no? P.S A Boston, dal 16-18 settembre c’è Unbound. Tre giornate pensate per superare strategie e schemi obsoleti in ambito marketing, vendita, customer service e operations.
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